
Paesaggi della mente: il FarmaCrea di MondoFarmacia dedicato alla salute mentale
Ottobre 8, 2026La lezione di Tonino Cantelmi a FarmaCrea: solitudine, rabbia, adolescenti e intelligenza artificiale. E quel ruolo umano che nessun algoritmo potrà sostituire
ROMA – C’è una parola che attraversa tutto l’intervento di Tonino Cantelmi al MACRO di Roma: relazione.
Non è un caso. L’incontro “Paesaggi della mente”, organizzato da MondoFarmacia nell’ambito di FarmaCrea 2026, nasceva proprio dalla volontà di interrogarsi sul ruolo del farmacista davanti a una società nella quale il disagio psicologico, la solitudine e le fragilità diventano sempre più visibili.
E Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta, ha scelto di partire da una storia che più di altre racconta il paradosso del nostro tempo: una ragazzina che, davanti a una situazione sentimentale violenta e soffocante, ha cercato risposte dall’intelligenza artificiale.
Il riferimento è ad Aurora Tila, la tredicenne uccisa a Piacenza nell’ottobre 2024 dall’ex fidanzato, allora quindicenne. Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, i giudici hanno considerato anche le richieste rivolte da Aurora a ChatGPT come elementi che contribuivano a documentare lo stalking subito. Nel settembre scorso, in appello, la condanna dell’imputato è stata ridotta a 15 anni.
È da qui che Cantelmi introduce una domanda che riguarda tutti noi: chi c’era ad ascoltare quella ragazza?
«Non c’era un adulto capace di ascoltarla», è il senso della sua riflessione. E se oggi un adolescente può affidare a un algoritmo le domande più intime, quelle che non riesce a rivolgere ai genitori, agli insegnanti o agli amici, allora il problema non è soltanto tecnologico.
È umano.
La solitudine non è più soltanto degli anziani
Cantelmi parla di loneliness, della solitudine percepita come una delle grandi emergenze psicologiche contemporanee.
Siamo abituati ad associare la solitudine alla vecchiaia. Eppure, spiega, oggi quella stessa esperienza riguarda in maniera drammatica anche gli adolescenti.
È il paradosso di una generazione costantemente connessa e, contemporaneamente, profondamente sola.
Durante il lockdown, racconta Cantelmi, i dati osservati sui comportamenti digitali dei ragazzi mostravano proprio questa contraddizione: maggiore era l’esposizione e l’utilizzo degli strumenti digitali, maggiore poteva essere la percezione della solitudine.
E oggi si aggiunge un elemento nuovo: l’intelligenza artificiale sta diventando relazionale.
Non viene utilizzata soltanto per studiare, cercare informazioni o produrre contenuti. Viene interrogata quando si è tristi, quando si ha paura, quando non si sa come comportarsi in una relazione.
E questo cambia profondamente il rapporto tra tecnologia e fragilità.

Un cervello ancora in costruzione
Cantelmi porta poi il pubblico dentro il cervello dell’adolescente.
Il sistema limbico, legato alle emozioni, alla gratificazione e alle risposte immediate, è particolarmente attivo durante l’adolescenza, mentre le funzioni della corteccia prefrontale coinvolte nel controllo, nella pianificazione e nella valutazione delle conseguenze maturano progressivamente.
È un cervello, dunque, che ha bisogno dell’adulto.
L’adulto dovrebbe essere quella corteccia cerebrale esterna capace di introdurre una pausa tra l’emozione e l’azione.
Ma è proprio qui, secondo Cantelmi, che si apre una delle grandi fragilità del nostro tempo.
«Chi è il grande assente nella vita dei nostri figli?» La domanda rimane sospesa nella sala.
L’adulto dovrebbe contenere, mettere limiti, proteggere, aiutare a dare un nome alle emozioni. Ma oggi, osserva lo psichiatra, molti ragazzi sono esposti precocemente a pornografia, alcol, cannabis, gioco d’azzardo, social e altri stimoli capaci di attivare potentemente i circuiti della gratificazione.
Non è una questione moralistica.
È una questione di sviluppo cerebrale e di protezione.
E a questo si aggiunge l’utilizzo sempre più massiccio dell’intelligenza artificiale. Cantelmi richiama studi recenti che hanno osservato, in giovani adulti, modificazioni nell’attivazione di aree coinvolte nel pensiero critico e nella memoria di lavoro durante l’utilizzo dell’IA per attività accademiche.
La domanda che pone è inquietante: che tipo di adulti stiamo preparando?
La rabbia che non trova contenimento
Accanto alla solitudine c’è un’altra parola che torna più volte: rabbia.
Rabbia, disregolazione emotiva, autolesionismo, comportamenti suicidari, perdita dell’empatia.
Cantelmi racconta una generazione nella quale, sempre più spesso, sembra venir meno la capacità di leggere le emozioni dell’altro.
È un passaggio particolarmente forte del suo intervento.
Quando due persone litigano e una comincia a piangere, normalmente qualcosa dentro di noi si ferma. Il dolore dell’altro diventa un segnale che interrompe l’aggressività.
Ma cosa accade quando quel segnale non viene più riconosciuto?
Quando un ragazzo a terra continua a essere colpito? Quando la rabbia diventa cieca?
Per Cantelmi, dietro questi fenomeni c’è anche un impoverimento della capacità empatica, della capacità di
«leggere la mente dell’altro», di guardarsi negli occhi e riconoscersi reciprocamente.
E allora torna la domanda iniziale: chi insegna a fermarsi?
Il futuro della cura è umano
È a questo punto che il discorso di Cantelmi arriva direttamente alla professione dei farmacisti.
L’intelligenza artificiale, sostiene, sarà sempre più brava nella diagnosi, nell’analisi dei dati e nell’elaborazione delle informazioni. In alcuni ambiti potrà diventare persino più competente dell’essere umano.
Ma c’è una cosa che non potrà sostituire con la stessa efficacia: la relazione.
Cantelmi usa un esempio potentissimo.
Se una risonanza magnetica dovesse rivelare un tumore, forse vorremmo che a leggere quell’immagine fosse il sistema più preciso ed efficace possibile.
Ma se quella diagnosi fosse drammatica, vorremmo che a comunicarcela fosse un medico capace di guardarci negli occhi, metterci una mano sulla spalla e dirci:
«Coraggio. Combattiamo insieme».
È qui, secondo Cantelmi, che cambia il futuro delle professioni sanitarie.
L’intelligenza artificiale potrà diventare sempre più straordinaria sul piano tecnico. Gli operatori sanitari dovranno diventare sempre più straordinari sul piano umano.
E il farmacista, in questo scenario, possiede già una caratteristica preziosa: la prossimità.
La farmacia come sentinella
La farmacia è uno dei pochi luoghi sanitari nei quali si può entrare senza appuntamento.
Si entra per un farmaco, per una misurazione, per una domanda apparentemente banale.
Ma dietro quella domanda può esserci una persona sola. Un anziano che non parla con nessuno da giorni.
Un genitore preoccupato.
Un adolescente che manifesta un cambiamento.
Una persona che cerca una risposta e non sa ancora di aver bisogno di aiuto.
Il farmacista non deve trasformarsi in psicologo e non deve sostituirsi allo specialista.
Ma può ascoltare, osservare, riconoscere un segnale, fare una domanda in più, orientare verso il professionista giusto.
Può essere, appunto, una sentinella.
E forse è proprio questa la parte più interessante della riflessione di Cantelmi per la farmacia: non ci sta dicendo che il farmacista deve fare qualcosa di diverso dalla propria professione. Ci sta ricordando quanto sia profondo ciò che già fa quando entra in relazione con una persona.
Perché dietro la consegna di una scatola di farmaci non c’è mai soltanto una confezione.
C’è qualcuno.
E in un mondo nel quale gli algoritmi sapranno sempre più cose, la capacità di vedere quel qualcuno, ascoltarlo e riconoscerlo potrebbe diventare la competenza più insostituibile di tutte.
Il farmacista, dunque, non soltanto sentinella della salute. Ma sentinella della relazione umana.
Di Eleonora Teti
Farmacista e Giornalista pubblicista




