Associazione Farmacisti
 
Apnee notturne: una patologia cronica molto diffusa, ne soffre il 5% degli italiani

Apnee notturne: una patologia cronica molto diffusa, ne soffre il 5% degli italiani

L’apnea notturna è una patologia caratterizzata da ripetuti episodi di occlusione delle vie aeree superiori durante il sonno: queste apnee comportano dei microrisvegli continui, brevi e inconsapevoli, e sono associate a una pericolosa riduzione della concentrazione di ossigeno nel sangue. Si tratta di un fenomeno abbastanza diffuso che si manifesta come conseguenza acuta del russamento. In particolare, il russare provoca la vibrazione delle pareti della gola, mentre l’apnea notturna genera un collasso totale delle pareti, ostruendo così il passaggio dell’aria.

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno, nota anche con l’acronimo OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome), è una patologia cronica molto diffusa: si stima interessi circa il 5% della popolazione italiana.

Gli effetti di questa condizione innaturale si apprezzano nel vissuto quotidiano dei pazienti e condizionano fortemente la qualità della vita e la capacità di svolgere in sicurezza una serie di attività che richiedono una particolare attenzione. I pazienti affetti da apnee notturne presentano, inoltre, una più alta incidenza di malattie cardiovascolari e nel lungo periodo hanno maggior possibilità di sviluppare complicanze metaboliche quali la resistenza all’insulina.

Nonostante sia una patologia notevolmente diffusa nella popolazione ed in continuo aumento, purtroppo rimane scarsamente diagnosticata e non adeguatamente trattata. La terapia delle OSAS è molto variegata e comprende metodi fisici, interventi chirurgici, neuro-stimolazione, farmaci.

L’apnea ostruttiva nel sonno (OSA) è un disturbo respiratorio del sonno caratterizzato da un collasso intermittente completo o parziale delle vie aeree, con conseguenti episodi di apnea ed ipopnea. Le pause respiratorie causano effetti avversi acuti tra cui desaturazione ossiemoglobinica, variazioni della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca, aumento dell’attività simpatica, arousal corticali (microrisvegli) e frammentazione del sonno. Ne parla la Dott.ssa Cristina Anna Maria Lo Iacono, esperta in Geriatria a Roma:

Quali sono i sintomi associati all’apnea ostruttiva nel sonno? Questo disturbo determina un’alterazione qualitativa del riposo notturno che può portare alla comparsa di sintomi durante la veglia come l’eccessiva sonnolenza diurna e la stanchezza.

Qual è l’incidenza della patologia? Diversi studi hanno dimostrato che l’OSA è un disturbo molto diffuso, sia nella popolazione generale che in specifici sottogruppi di individui con patologie correlate e la prevalenza è aumentata nel tempo anche a causa dell’aumento dei tassi di obesità, riconosciuta come il più importante fattore di rischio per l’OSA. Inoltre, questo disturbo sta emergendo come un grave problema di salute, in particolare nei paesi ad alto reddito. Il suo elevato impatto è correlato sia ai costi sanitari attribuibili alla sola patologia OSA sia al suo contributo come fattore di rischio per disturbi cardiovascolari, metabolici e psichiatrici come ipertensione, ictus, scompenso cardiaco, diabete e depressione, considerate come priorità sanitarie globali.

Riguardo la popolazione italiana, secondo il medesimo studio, tra gli individui di età compresa tra i 30 e i 69 anni sarebbero circa 6,8 milioni (20,5%) gli affetti da OSA (AHI ≥5 eventi/h), di cui circa 4 milioni (12%) con OSA di grado moderato-grave (AHI ≥15 eventi/h). Dunque, con quasi 1 miliardo di persone colpite nel mondo e con una prevalenza superiore al 50% in alcuni paesi, l’OSA rappresenta una condizione con un notevole impatto sulla salute mondiale ed importanti risvolti anche a livello economico e sociale; tuttavia, è largamente sotto-diagnosticata, tanto da stimare che non sia individuata nel 93% delle donne e nell’82% degli uomini con sindrome moderata-grave.

OSA nella popolazione geriatrica: caratteristiche generali

L’OSA è una comune condizione in età geriatrica e la sua prevalenza aumenta con l’età. Nonostante l’alta prevalenza, l’OSA non è riconosciuta e difficilmente diagnosticata per la estrema eterogeneità della popolazione geriatrica e per i diversi criteri diagnostici adottati.

Nella popolazione geriatrica, la patologia è associata a peggioramento delle malattie cardio-cerebrovascolari e delle funzioni cognitive.

La prevalenza dei DRS nei pazienti anziani in una popolazione generale può variare dal 20 al 40% con un picco tra 60-65 anni mentre la differenza tra i sessi si riduce dopo la menopausa. La prevalenza dell’OSA nella popolazione ha un andamento incrementale in rapporto all’età. Negli anziani con più di 65 anni è dimostrato che il 70% degli uomini ed il 58% delle donne presentano più di 10 apnee per ora di sonno. (Young T et al, 2002).

Vi sono tanti dubbi e poche certezze per la scarsità dei dati della letteratura scientifica su fisiopatologia dell’OSA nell’anziano e sull’applicabilità delle attuali linee guida OSA del giovane/adulto nella popolazione geriatrica OSA. La diagnosi clinica di OSA nella popolazione geriatrica è problematica a causa della differente espressione dei sintomi quali: la eccessiva sonnolenza diurna, i sintomi diurni sono meno comuni che negli adulti, gli anziani confrontati con i giovani con lo stesso AHI presentano meno sonnolenza diurna, spesso enuresi, disfunzione cognitiva ed alterazione del tono dell’umore.

Dal punto di vista fisiopatologico, con l’avanzare dell’età aumenta la collassabilità delle alte vie aeree, misurata come pressione critica di chiusura faringea (Pcrit), la perdita dei denti contribuisce a destabilizzare le vie aeree superiori durante il sonno nell’anziano, in soggetti portatori di protesi le apnee nel sonno aumentano quando dormono senza dentiera. La prevalenza delle comorbidità aumenta con l’età, Il 50% di pazienti con scompenso cardiaco cronico presenta disturbi respiratori nel sonno e i disturbi respiratori del sonno sono comunemente associati a disturbi neurocognitivi.

Quali sono i vantaggi del trattamento di ventilazione meccanica a pressione positiva continua?

Il trattamento con ventilazione meccanica a pressione positiva continua si è dimostrato efficace nel ridurre i tassi di morbidità cardiaca e la mortalità in pazienti anziani OSA. Gli OSAS gravi non trattati avrebbero un più alto rischio di mortalità cardiovascolare e per tutte le cause rispetto al gruppo OSAS gravi trattato con CPAP, tuttavia non è certo il beneficio di tale procedura sul declino cognitivo.

Nei pazienti anziani con OSA severa il trattamento con CPAP determina un miglioramento della qualità della vita, un miglioramento dei sintomi correlati al sonno un miglioramento della depressione e dell’ansietà un miglioramento dello stato cognitivo.

nei bambini

Anche il 5% dei bambini italiani soffre di questo disturbo mentre il 2% è colpito dalla più grave sindrome delle apnee ostruttive nel sonno. Se il problema non viene curato, a lungo andare, può portare a disturbi dell’apprendimento provocati dal poco riposo, ritardi nella crescita e depressione. Inoltre aumenta il rischio di gravi malattie del cuore tra cui ipertensione, ingrandimento del volume del ventricolo sinistro, aterosclerosi e patologie coronariche. È l’allarme lanciato in occasione del 21° congresso nazionale della Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili (Simri).

L’apnea è caratterizzata da prolungate ostruzioni complete o intermittenti delle alte vie respiratorie. Questi problemi di salute sono spesso sottovalutati dai genitori ma in realtà rappresentano la terza minaccia per il benessere dei giovanissimi dopo il fumo e l’eccesso di peso. Tra le cause c’è anche il sovrappeso infantile che risulta triplicato negli ultimi 30 anni. In Italia oltre un milione di bimbi d’età compresa tra i 6 e gli 11 anni sono addirittura obesi. Anche chi è normopeso però può soffrire di questi disturbi e la causa è da ricercare nell’aumento del volume delle adenoidi e delle tonsille. Una possibile soluzione è quella di rimuoverle con un’operazione chirurgica. Russare tutte le notti è quindi un problema complesso che mina seriamente la qualità di vita del giovane e che va affrontato tempestivamente da un medico specialista.

Va poi sottolineato il grave problema dell’esposizione al fumo passivo. È una delle principali cause dell’ipertrofia adenoidea che a sua volta dà origine ai disturbi respiratori infantili del sonno. Nonostante le leggi sempre più restrittive, la metà dei tabagisti italiani ammette di accendersi una sigaretta in presenza di bambini. La SIMRI ha quindi promosso, insieme alla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e all’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO), il progetto Il pediatria come facilitatore di smoking cessation. L’obiettivo è dare ai medici una preparazione specifica su come riuscire a convincere i genitori di bambini afflitti da patologie respiratorie a smettere di fumare. In questo modo è possibile anche prevenire il tabagismo giovanile perché è dimostrato scientificamente che chi cresce in una casa in cui è consentito fumare tende a prendere il vizio da grande. Il progetto è promosso solo dalle tre società scientifiche senza nessun educational grant. Dopo il primo corso a Salerno, le attività formative si sposteranno a Roma, Torino e Firenze.

 

Olimpia Rapisarda Rizzo

Commissione Comunicazione MondoFarmacia

Fonti: Renato Cutrera (presidente nazionale Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili, SIMRI); Difesa.it; Roncologia.it; Topdoctors.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *