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Che cos’è l’inquinamento “Indoor” e quali sono i pericoli

Che cos’è l’inquinamento “Indoor” e quali sono i pericoli

Un interessante articolo scientifico apparso in rete il 7 dicembre recitava testualmente: “Natale è il giorno del picco d’inquinamento indoor, gli scienziati: Aprite le finestre delle vostre cucine”.

La ricerca, effettuata da ricercatori dell’Università della California a Berkeley, su 4mila famiglie rivela che alle 8, alle 12 ed alle 18, ossia quando gli americani cucinano l’inquinamento atmosferico in casa è doppio rispetto a quello già presente ed ai limiti dell’accettabile, dell’esterno.

Fin qui, in estrema sintesi, l’articolo, ma a cosa si riferisce e quali sono i pericoli che sottende questa ricerca?

Quando si parla di inquinamento nelle pareti domestiche ci si riferisce a possibili inquinanti chimici, fisici e biologici. L’articolo precedente fa evidente riferimento all’inquinamento fisico da polveri sottili. Come ci chiarisce Google: “Le polveri sottili vengono anche chiamate particolato, che è detto grossolano se ha un diametro di circa 10 micrometri (PM10, dall’inglese particulate matter), e fine se ha un diametro inferiore a 2,5 micrometri (PM2,5), corrispondente a circa un trentesimo dello spessore di un capello umano”.

Caratteristica delle polveri sottili è quella di non venir bloccata durante l’atto respiratorio né dalla saliva, né dal muco né dalle ciglia vibratili presenti nella laringe e nella trachea (filtro naturale dei nostri polmoni) e di giungere pertanto agli alveoli, intasandoli. L’inquinamento atmosferico da PM2,5 è pertanto per noi particolarmente pericoloso, creando le condizioni per patologie croniche quali la BPCO. Per tali ragioni, da alcuni anni abbiamo cominciato a mettere nelle nostre città rivelatori per segnalare la presenza nell’ambiente di tali polveri (dato che a mantenere sospese nell’atmosfera il particolato sottile sono soprattutto le macchine, che con lo spostamento dell’aria le mantengono in circolazione, tali rilevatori sono presto diventati impopolari, perché sinonimo di blocco della circolazione, come se spengendo il semaforo si risolvesse il problema).

Il limite di 15 µg/m³ come valore picco e quello annuo di 5 µg/m³ era già un compromesso tra motivi di salute ed esigenze di “vita cittadina”. Non possiamo bloccare la circolazione per un pericolo che “forse” si manifesterà domani per una minoranza di individui, è stata la parola d’ordine di chi si contrapponeva a qualunque controllo. In verità, nella nostra percezione, abbiamo sempre pensato di essere particolarmente in pericolo quando siamo in mezzo al traffico, già in macchina, con i finestrini chiusi ci sentiamo più al sicuro!

Purtroppo, è vero esattamente il contrario, in macchina, dove i filtri non possono bloccare le polveri sottili, il particolato si concentra ed oggi scopriamo che lo stesso accade nelle nostre case, dove in cucina raggiungono i 30 µg/m³, quando cuciniamo a finestre chiuse!

Per “salvarci dalle polveri sottili” vale solo il ricambio d’aria, ma bisognerebbe sempre prima sapere se l’aria outdoor è meno inquinata dell’aria indoor. Forse sarebbe ora di ripensare il compromesso fatto con la nostra salute e cercare un modello di città più ecologica, con una mobilità meno individuale, come già avviene in sempre più città del nord Europa. Anche i londinesi hanno definito lo smog cittadino per anni “solo un po’ di nebbia, che non ha mai ucciso nessuno”, ma quando hanno compreso fino in fondo la portata del problema sono stati in grado di affrontarlo in modo radicale, trasformando le loro fonti energetiche. Da allora molte altre possibili soluzione si sono rese disponibili, anche se non prive di sacrifici iniziali e di piccole rinunce.

Dottor Tito Piccioni

Commissione Scientifica MondoFarmacia

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